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Nell'altopiano di Asiago - Vacanze a Asiago


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Vacanze ad Asiago: consigli ed itinerari per una vacanza nell'altopiano di Asiago, isola verde nel cuore del Veneto, alloggiando in case vacanza, appartamenti in affitto o in bed and breakfast
 
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Photo by  Daniele Pedrini
http://goo.gl/PnxvpL
 
 

C'è ancora un'isola verde nel cuore del Veneto, un altopiano enorme e ricco di storia: quello di Asiago, 1000 metri di altezza, una fascia boschiva tutto intorno, tanti prati e più in alto montagne che toccano i 2350 metri.  Esattamente mille chilometri quadrati, tra i fiumi Brenta e Astico, tra la Valsugana e la pianura veneta, ancora incontaminati. L’altopiano è detto anche dei “Sette Comuni” fin dal 1259, quando si formò la lega delle “Sette Terre” che sopravvisse autonoma per cinque secoli., Napoleone la sciolse dopo la caduta della Repubblica di Venezia. Erano stati gli stessi abitanti dell’altopiano a invocare nel 1402, durante la guerra tra i Visconti e i Carraresi, la protezione della Serenissima Repubblica. In una sala della Reggenza di Asiago un affresco della scuola del Tiepolo, ricorda l’avvenimento. La federazione dei “Sette Comuni” esiste tuttora ed è formata da Asiago, Gallio, Rotzo, Roana, Enego, Foza e Lusiana. La particolare ubicazione, di difficile accesso, permise a chi vi abitò di conservare per moltissimi anni la propria lingua e le proprie tradizioni. Nel 1310 gli abitanti dell’altopiano avevano un loro statuto e tutte le cariche pubbliche erano elettive; i capifamiglia eleggevano i rappresentanti della comunità e questi votavano il reggente; perfino i preti venivano scelti dai capifamiglia.
“In questi luoghi, scrive Mario Rigoni Stern, lo scrittore asiaghese autore de “Il sergente nelle neve” e di “Storia di Tömle”, non si trovano né castelli, né ville di nobili. Opera d’arte era il costume di vivere”. Gli abitanti dell’alto piano erano arrivati dalla Baviera nel XIII secolo, scampati forse alle guerre e giunti qui in cerca di pace e di lavoro. Tagliavano i boschi, facevano il carbone di legna, allevavano le pecore, le mucche, lavoravano il latte. Ancora oggi qualche cognome attestano l’origine transalpina di queste popolazioni il cui antico parlare, il “cimbro”, sopravvive al dialetto veneto soprattutto nelle zone di Roana e di Rotzo.
Intanto nella pianura attorno si accavallavano nei secoli i grandi avvenimenti: cadevano le signorie, tramontavano i feudi, passavano gli eserciti. Il tempo sull’altopiano scorreva quasi senza storia, finchè nel 1916 la guerra contro l’Austria portò improvvisamente alla ribalta quei villaggi dimenticati.
L’altopiano venne sconvolto metro per metro. Sotto il fuoco dei cannoni e delle artiglierie sparirono i boschi, le malghe, le case, le chiese. Asiago, il comune più grande, venne distrutto. Tutto però risorse e venne ricostruito meglio di prima. A ricordo di quel periodo tragico restano il monumento ossario sul Leiten con le spoglie di trentamila caduti e i tanti cimiteri di guerra. Rimangono anche le strade costruite dai soldati del Genio. 
 

 
 
L’industria turistica
Fino alla metà del ‘800 molte famiglie vivevano di pastorizia, lavoravano la lana, tessevano il lino; poi la concorrenza industriale portò alla decadenza queste attività artigianali e la gente fu costretta ad emigrare. Nel 1908 dall’altopiano partirono in tremila, diretti in Brasile e in Argentina e l’esodo continuò negli anni seguenti verso altri paesi come l’Australia, la Germania, la Svizzera.
Quelli che rimasero per sopravvivere, cercarono altre risorse, come l’allevamento dei bovini, (che nella stagione estiva vengono portati all’alpeggio per sfruttare i pascoli d’alta quota) o come l’industria casearia: il formaggio Asiago, nelle due qualità “dolce” e “piccante”, ha oggi un proprio marchio e una produzione in via di sviluppo.
Altra risorsa è data dal bosco e dal commercio del legname: l’altopiano offre il sessanta per cento di tutto il legname prodotto nella provincia di Vicenza. Determinante è poi l’industria turistica estiva ed invernale che si è sviluppata negli anni ’80.
Sono sorti nuovi alberghi, pensioni, bed and breakfast, case vacanze, ma la speculazione urbanistica fortunatamente è stata lasciata a valle. Il verde, patrimonio comune, è stato rispettato.
Asiago è il più importante dei sette, con oltre 6.500 abitanti, elevato al rango di città per meriti di guerra. D’Annunzio la chiamò “La più piccola ma anche la più luminosa città d’Italia” per il suo cielo particolarmente limpido. Proprio per questo l’Università di Padova vi ha innalzato tre osservatori astrofisici (nella contrada Pennar e sull’Ekar) le cui cupole brillano sopra il verde, con gli strumenti puntati verso l’alto per misurare orbite, scoprire nuove stelle o seguire astronavi.
La città sorge quasi al centro dell’altopiano, con scorci pittoreschi e degni di interesse: oltre al monumento ossario con un piccolo museo della guerra ’15 – ’18, la “Parrocchiale” che all’interno conserva una pala di Francesco Da Ponte il Vecchio e un dipinto della scuola del Bassano.
Il Palazzo Comunale custodisce invece il Vessillo donato da Venezia alla Reggenza dei sette Comuni nel 1644. Tra le aiuole della piazza principale, una caratteristica fontana in bronzo con un capriolo cavalcato da un fauno, opera dello scultore Giuseppe Zanetti. Verso lo “stadio del ghiaccio”, i due ricchi parchi della Rimembranza e dei Millepini.
Molti i negozi, le boutiques, ma soprattutto in questi ultimi decenn sono sorti numerosissimi gli alberghi, con 1500 posti letto, gli appartamenti, le villette, i ristoranti. L’aeroporto è aperto al traffico turistico ha parallelamente alle sue due piste quella per il volo a vela. Nel 1936 nasceva qui la prima scuola nazionale di volo veleggiato in Italia per il rilascio dei brevetti e per lo studio delle correnti ascensionali di cui l’altopiano è ricco. Spesso, in cielo si vedono anche le grandi ali variopinte dei deltaplani guidati solo dalla forza dell’uomo. Ad Asiago sono decine gli appassionati del volo libero, favorito dalla particolare orografa.
Le attrezzature turistiche più diverse si sono sviluppate in brevissimo tempo, dai campi di golf a 9 buche su una superficie di 25 ettari, ai campi di atletica leggera, alle piscine, ai campi da tennis. E qui anche il turismo equestre ha trovato l’ambiente ideale, tra pascoli e abetaie.
D’inverno, appena il verde si ammanta di bianco, il Kaberlaba e il Bellocchio, i due monti di Asiago, si animano di sciatori e l’intero altopiano, con i suoi impianti di risalita, skilift, seggiovie e una bidonvia al servizio di cento chilometri di piste battute, torna a popolarsi di turisti, soprattutto giovani. Piste impegnative ci sono quelle delle Melette, oltre i 1600 metri sopra Gallio, o di Monte Verena a quota 2005. Le passeggiate attraverso i boschi e i pascoli, diventano invece itinerari ideali per gli appassionati del fondo. Le più importanti piste battute sono spesso collegate tra loro ed hanno tracciati di diversa lunghezza che si adattano a tutte le capacità. Nella sola Asiago sono cinque quelle omologate, ma c’è dovunque la possibilità di scoprire nuovi tracciati.
Vanto degli asiaghesi sono inoltre i trampolini di salto del Bellocchio e quello olimpionico Maddarello. Nello stadio del ghiaccio Millepini, sia d’inverno che d’estate, è nato un vero e proprio vivaio di hockeysti.
Attivo sull’altopiano un servizio antivalanghe con tre stazioni affidate agli uomini del Corpo forestale che controllano gli aspetti del manto nevoso con continui rilevamenti della temperatura. 
 
 
Rotzo
Il più antico comune dell’altopiano è Rotzo (m.938), ricco di testimonianze del primo insediamento umano, come l’”Altar Kuotto”, un altare di pietra sul quale le antiche popolazioni offrivano i loro sacrifici agli dei. Suggestiva, anche se in rovina, la chiesetta di S. Margherita dell’anno 1000. Rotzo, Castelletto e Albaredo godono di un clima particolarmente asciutto; d’estate è possibile fare tra le abetaie lunghe passeggiate, d’inverno lo sci di fondo in una incantevole scenario.
 
Roana
Il comune di Roana (m1000-2000) occupa buona parte della zona occidentale dell’altopiano. Durante la Grande Guerra subì le sorti di Asiago (nella frazione di Canòve c’è il museo della guerra ’15 – ’18). Tuttavia il paese ha conservato ancora qua e là l’antico volto: qualche suggestiva contrada,   qualche caratteristica piazzetta; nella Parrocchiale si possono ammirare belle statue settecentesche. Accanto ai vecchi alberghi di gusto fine 800 ne sono sorti modernissimi.
 
Enego
Enego (m. 800 – 1400) chiamata “la perla dell’altopiano”, domina la valle del Brenta. Le fanno corona le Dolomiti, il massiccio del Grappa e poi Cima XI, Cima XII e l’Ortigara, monti il cui nome è legato alla prima guerra mondiale. Il paese si è a poco a poco rinnovato e trasformato in un attrezzato centro turistico con alberghi, pensioni e oltre 700 appartamenti (case vacanza); d’inverno offre numerose piste di sci di discesa e di fondo. Dell’antica Parrocchiale resta ancora in piedi il campanile mentre si possono visitare i resti di vecchie fortificazioni chiamate “la Bastia”, il settecentesco palazzo Cappellari e la Torre di piazza con lo stemma scaligero, di quando Enego passò dal Vescovo di Vicenza in mano agli Ezzelini.
 
Foza
Ad est dell’altopiano, intorno ai 1000 metri, sorge Foza con la chiesa dalla bianca facciata in stile romanico, ricostruita dopo la guerra. Foza ebbe notevole importanza storica perché fu uno dei comuni originari della Federazione dei Sette. Dal punto di vista commerciale ebbe posizione di rilievo, perché qui veniva convogliato tutto il legname dell’altopiano per poi avviarlo al Brenta. E’ il luogo ideale per chi ama le passeggiate, le escursioni e soprattutto la tranquillità.
 
Lusiana
E’ il più meridionale dei Sette Comuni (m. 752) e uno dei più ricchi di storia perché fu uno dei primi a entrare nella lega delle Sette Terre. Fino al 1600 vi si parlava un caratteristico dialetto tedesco, il “cimbro, testimonianza delle invasioni del nord che occuparono quella che, allora, era una stazione militare romana. La chiesa più antica è S.Donato sul Covolo, che risale al 1088. Appartengono al XIV secolo le chiese di S. Giacomo e di S. Caterina. In S. Giacomo, dietro l’altare maggiore, è conservata la pala con una natività attribuita alla scuola del Bassano. Nell’abside di S.Caterina, pala con Madonna in trono di Jacopo Da Ponte. Diverse sono le case e le contrade che conservano il volto del passato, come nella frazione di Laverda.
 

 
 
Gallio
Gallio merita un discorso del tutto a sé; circondato da una fitta cortina di boschi, situato ai margini meridionali del monte Ongara e del monte Melette, è oggi una importante stazione turistica (m. 1090). Gravemente danneggiato durante la prima guerra mondiale, risorse con una edilizia dignitosa, vegetò fino ai primi anni di questo dopoguerra quando scoprì in pieno la sua vocazione turistica. Il paese si è allargato a macchia d’olio con centinaia di villette, appartamenti, alberghi, pensioni, residence, potenziando la sua attrezzatura per il tempo libero con campi da tennis, di calcio e un piccolo stadio del ghiaccio che però funziona solo d’inverno. Durante la stagione sciistica numerosi sono gli impianti di risalita con decine di chilometri di piste per ogni difficoltà.
Per chi ama il fondo è sotto a Campomulo il “Centro fondo Gallio”, uno dei primi in Italia ( lo si raggiunge da Gallio dopo 6 chilometri di strada asfaltata). Il Centro è dotato di bar-ristorante, docce, spogliatoi e noleggio dell’attrezzatura. Dal rifugio base di Campomulo si può raggiungere con gli sci il rifugio “Adriana” di Malga Moline a quota 1740 oppure il rifugio “Marcesina”, o quello “Val Maro” con tracciati contrassegnati da vari colori per le diverse difficoltà: quello in rosse è percorribile da tutti senza pericolo.

 
G+m;



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