segue dalla prima pagina... ha avuto tre obbiettivi dichiarati: tutelare la bellezza della natura, materia prima d’ogni futuro successo; diventare il punto di riferimento obbligato del bel mondo internazionale e infine creare e distribuire ricchezza.
Sono valori, questi, perfettamente calibrati sul carattere di quel pugno di uomini d’affari, Aga Khan, in testa, che agli inizi degli anni ’60 sbarcarono da queste parti in cerca di un Eden ad un’ora di volo dal cuore d’Europa e che poi fiutarono la possibilità di un investimento di proporzioni colossali. Oggi si può dire che tutti e tre gli obiettivi siano stati centrati anche se la Costa Smeralda, che all’estero ha sostituito la leggenda di Capri e Portofino, non è esente da difetti.
Se ne può criticare l’anima mondana, ma una cosa è certa: la Costa Smeralda è fino ad oggi il miglior esempio in Italia di come si possa programmare rigorosamente, lo sviluppo turistico di un territorio tutelando la natura. Vuol dire depuratori ch rendono possibile fare il bagno anche nelle acque del porto, mezzi antincendio terrestri ed aerei, manutenzione del verde, architetture che si inseriscono nella macchia mediterranea adattandosi ai suoi colori, alle forme delle sue rocce, al profilo delle sue insenature.
Da Liscia di Vacca si estende a nord est il promontorio di Capo Ferro. Sulla destra, si apre Cala Granu con una splendida spiaggia, ville e mini condomini. Introduce alla vera capitale della Costa Smeralda: Porto Cervo, quasi un fiordo, ancoraggio preferito dei più grandi yachts.
Porto Cervo in pratica è divisa in due: in fondo al fiordo ci sono lo “Yacht Club”, il porto e i cantieri. Ogni anno vi arrivano migliaia di imbarcazioni, ma solo pochi possono vantarvi un posto barca. Da qui la competizione velica nota nel mondo non meno della celeberrima e antichissima “Admiral’s Cup”. Su questa ha un grande vantaggio: il campo di gara, che si estende fino alle propaggini della Corsica, sempre spazzato da venti intensi e variabili. Il cuore di Porto Cervo però è sul lato destro dell’insenatura, tutt’attorno alla piazzetta, frequentata e rinomata quanto quella di Portofino. Attorno ci sono l’”Hotel Cervo”, il “Portico” e altri locali dove si va a vedere chi c’è e ad essere visti, ma il grande spettacolo è quello ch va in scena fra i vicoli di questo piccolo grande paese sorto dal nulla: mondanità, eccitazione, confusione, ma anche un piacevole senso di ordine dovuto all’unità stilistica di Porto Cervo. Questa capitale ricca ed effimera, che maschera l’eleganza ostentando il casual, è stata disegnata da un’unica mano. Il risultato sono case, portici, verande fiorite, balconi e campielli dalle linee morbide, senza interruzioni apparenti e dai colori pastello in rigorosa armonia. La cura dei dettagli è ricercatissima, basti pensare ai cestini porta rifiuti incassati nei muretti. Il limite di uno scenario così sofisticato è al contempo la sua completezza e la sua mancanza di passato.
Quando la gente non lo anima, quando cioè non è vissuto, come accade fuori stagione, rimane si una struttura stilisticamente preziosa ma dà l’impressione di essere fittizia. Questo naturalmente on accade per le ville che sono molto personalizzate, e che ormai non hanno più prezzo.
Mentre la strada finora esistente volge a sud tagliando per l’interno, la Costa introduce a deliziose residenze come quelle attorno a Cala Romantica e al Piccolo Pevero, un’altra insenatura di eccezionale bellezza. Al suo interno si spalanca la verde distesa del golf, un 18 buche disegnato da Robert Trent Jones, fu massima autorità mondiale come paesaggista. La striscia verde smeraldo, realizzata, dopo aver seminato moltissimi tipi d’erba prima di trovare quello più adatto al clima sardo, si srotola sul pendio in totale armonia con la natura selvaggia che la incornicia. Nessun albero fu abbattuto qualche roccia fu spostata. Considerato dalle massime autorità del golf tra i migliori campi europei richiama molti appassionati anche dagli USA. Mentre a monte del golf sono cresciute le “case del golf” ed una deliziosa club house, a valle , cioè sul mare, incontriamo altri due nomi celebri della geografia della Costa: Romazzino e Capriccioli.
Per molti questo è il tratto più bello della costa ; di certo le ville più celebri sorgono qui. In questa zona invece non si trovano appartamenti. Si fa il giro di Capriccioli, ci si insinua in un altro splendido golfo e si entra in quella che è la seconda capitale della Costa: Cala di Volpe. Nata come piccolo villaggio tra il medievale e il mediterraneo, è stata concepita da quell’altro grande architetto che è Jacques Couelle. Ha linee morbide e quasi plasmate dal vento.
A Cala di Volpe finisce praticamente la Costa Smeralda costruita fino ad oggi. A sud si spalanca una zona meno aspra di quella settentrionale, con grandi spiagge come quelle di Cala Razza di Giuncu, di Cala Petra Ruja e di Cala Liscia Ruja.
A vela in Costa Smeralda
Per il velista, Costa Smeralda equivale a gare internazionali, a navigazione con l’occhio sempre sulla carta per evitare scogli, secche, isolotti insidiosi. Nella vera e propria Costa Smeralda il porto è uno solo, Porto Cervo. Attrezzato modernamente, è un porto sicuro (soltanto col maestrale molto forte i velisti faticano un po’ per entrarvi, perché il vento soffia proprio dall’imboccatura). Fuori dalla Costa Smeralda i porti più vicini sono, a sud, Porto Rotondo, a nord, oltre Capo Ferro, Caniggioni e la Maddalena. Raggiungere di notte la Costa Smeralda è un’esperienza suggestiva: per chi viene dalla Toscana e arriva in prossimità della Sardegna a nord di Porto Cervo, le luci dei fari posti sulla costa e sulle isole delle Bocche di Bonifacio formano uno spettacolo indimenticabile ( con un po’ di fortuna, si può scorgere perfino il fato di Lavezzi). Dà brivido invece entrare in Porto Cervo da sud, sia perché le isole del Mortorio e del Mortoriotto, non segnalate da luci, si levano come un ostacolo improvviso, sia per la presenza, all’imboccatura del porto , della “Secca del cervo” che impegna duramente anche i timonieri più esperti (la secca è comunque indicata da una boa di cemento e, di notte, da un segnale luminoso).
In Costa Smeralda, il maestrale è il signore dei venti : arriva anche a 50 nodi (circa 25 metri al secondo) ma lascia il mare completamente piatto, al contrario dello scirocco e del più raro grecale. Per chi non vuole cimentarsi nelle competizioni, l’avventura più affascinante è navigare la costa alla ricerca delle cale dall’acqua color smeraldo e turchese. A Cala di Volpe, riparatissima, come anche nel golfo del Pevero, Liscia di Vacca, Romazzino e più a sud Liscia Ruja sono fermate ideali, grazie anche al basso fondale di sabbia e scogli.
Ma niente è entusiasmante come il fermarsi in quei punti dove l’acqua poco profonda assume le gradazioni più belle dell’azzurro, del verde, del turchese.