segue dalla prima pagina... che dal punto di vista dell’interesse turistico tutta la regione merita di essere visitata e conosciuta. Avventurarsi sulle vecchie strade provinciali e, dove serve, sulle comunali è un’ottima idea. Si può cominciare l’esplorazione dall’alto o dal basso Lazio, partire verso i primi declivi dell’Appennino o verso il mare. Se dovessimo dare un consiglio vi diremmo di non impuntarvi nella monotonia dei centri residenziali, di uscire dalle giungle di cemento balneari e montane.
Fra le città da vedere obbligatoriamente mettiamo al primo posto Viterbo; fra le vie da percorrere citiamo in primo luogo la Cassia. Gli etruschi sono alle porte della capitale; le rovine di Veio, la città che si contrappose orgogliosamente alla potenza nascente di Roma e fu distrutta 396 anni prima di Cristo da Furio Camillo, sono raggiungibili in pochi minuti d’auto, lasciando la strada consolare al diciassettesimo chilometro e deviando a destra verso Isola Farnese.
La via per Viterbo tocca o sfiora molte altre località meritevoli d’essere viste. Potrete uscire dalla Cassia e puntare, a sinistra, verso Bracciano, Trevignano e Anguillara, distribuite piacevolmente intorno al lago che i romani frequentano per ragioni turistiche e gastronomiche. Potrete, seguendo la stessa strada avventurarvi nella ricerca della città morta di Galeria, sottratta alla legittima curiosità dei visitatori dal fatto di “appartenere” alla proprietà dei privati (in compenso si può visitare Santa Maria di Galeria, dove la chiesa conserva cimeli provenienti dalla città vietata).
Riprendendo invece la Cassia, troverete Sutri con un maestoso anfiteatro della cui origine si discute da tempo fra gli esperti e ancora Caprarola, raggiungibile mediante una deviazione, Capranica, Nepi, Vetralla: luoghi ricchi di storia e perciò edifici insigni, di ville, di complessi archeologici.
Vi ricorderemo il palazzo Farnese di Caprarola, la poderosa rocca di Nepi costruita da Rodrigo Borgia, il duomo e la chiesa di San Francesco a Vetralla e soprattutto la necropoli rupestre di Norchia, testimonianza di come fosse praticato presso gli etruschi il culto dei defunti. Per chi voglia conoscere questo genere di costruzioni, la Tuscia è la terra promessa: l’esplorazione delle necropoli rupestri (Norchia, Castel d’Asso, San Giuliano, Tuscania, Sutri) vale di per sé un viaggio o un soggiorno.
Viterbo, la capitale di questo regno della storia, è estremamente suggestiva e sorprende che molti visitatori di Roma rinuncino ancora a percorrere gli ottantuno chilometri di strada che separano le due città. Sarebbe superfluo ricordare le vicende storiche di Viterbo, dagli etruschi ai papi che vi stabilirono la loro sede e vi furono anche eletti. I viterbesi partecipano attivamente a queste vicende, a volte esagerando: dopo l’elezione di un non gradito cardinale francese, papa Martino IV, invasero addirittura il campo, cioè il duomo in cui il conclave si era svolto, e sequestrarono due cardinali. Per 86 anni pontefici e cardinali si rifiutarono di mettere piede a Viterbo.
Può bastare una giornata per conoscere e capire la città, almeno nelle linee generali. Il palazzo dei papi, ha una loggia di rara bellezza, il quartiere medievale è conservato bene. Né potrete ripartire senza aver raggiunto alcuni celebri luoghi dei dintorni come la villa Lante di Bagnaia, Bagnoregio e Civita di Bagnoregio. Altra meta: Bomarzo con i suoi orridi e fantastici mostri di pietra.
La città offre ai visitatori una buona scelta fra alberghi, bed and breakfast e case vacanza ma l’offerta migliore si trova nella Tuscia, per quanto riguarda la ricettività, i centri vicini al mare, che come gran parte delle coste italiane sono stati invasi e sopraffatti dal cemento tra cui gli alberghi. Meno devastanti e stabili , sono le sorti nelle località balneari diversi campeggi. Altri ne sono nati sulle rive dei lagni, a Bolsena, Montefiascone, Capodimonte e San Lorenzo.
Gli etruschi
Una sosta è d’obbligo a Tarquinia, dove i reperti custoditi nel museo e le tombe della necropoli coni loro famosi affreschi vi daranno una idea attendibile delle consuetudini civili e specialmente funerarie di quei misteriosi ma bene organizzati progenitori (che per più di un secolo, conviene ricordarlo , dominarono Roma). Da Tarquinia si può passare a Cerveteri, sede di una necropoli non meno significativa: la “tomba dei rilievi” è fonte di indicazioni eloquenti sulla vita quotidiana degli etruschi. Né è da dimenticare Vulci con il suo “antiquarium dell’Abbadia” che custodisce gli arredi di tombe crollate per la friabilità del terreno.
Dall’archeologia alla natura: la provincia di Viterbo è ricca di laghi, monti, spiagge. Il lago di Bolsena è per estensione il quinto della penisola, e gli studiosi sono concordi nel riconoscerne l’origine vulcanica. Sarà interessante percorrerne le rive, visitare Bolsena. Montefiascone con la sua singolarissima chiesa di San Valentino e la sua leggenda vinicola (“Est Est Est”), Marta, Capodimonte, Valentano e gli altri centri costruiti al limite delle acque o sulle circostanti alture per capire quante civiltà si sono susseguite in questo angolo d’Italia.
In fondo al lago di Bolsena si sono trovate tracce di un insediamento palafitticolo di incertissima età e c’è chi pensa che una qualche terrificante eruzione vulcanica abbia travolto e incenerito quei lontani progenitori e le loro capanne. La storia non ha guastato il paesaggio né inquinato le acque del lago di Bolsena, che conserva ancora oggi una buona qualità. Quanto a Bolsena città, le cose da vedere sono parecchie: di rigore la visita alla cappella del Miracolo, dove nel 1263 l’ostia consacrata stillò sangue dando origine alla festa del Corpus Domini.
Il secondo lago nel Viterbese si estende a sud del capoluogo, ai piedi dei Cimini: è il lago di Vico, che la leggenda fa nascere dalla calva di Ercole e i geologi da fenomeni vulcanici di drammatica entità. I colli Cimini sono , per chi vuole recuperare un contatto vivo con la natura, una risorsa sicura: il verde intenso dei boschi e l’aria intensamente ossigenata garantiscono passeggiate e soggiorni salubri.
Altre città meritevoli di essere visitate sono sparse in tutta la Tuscia (pensate alle chiese romaniche di Tuscania, Montefiscone, Civitacastellana e Vetralla per esempio).
Viterbo e la Tuscia non sono tutto l’alto Lazio. C’è anche Rieti con la Sabina. Per i romani che praticano lo sci, Rieti significa Terminillo, destinazione immancabile dei loro week-end sportivi. Per altri il nome del capoluogo sabino evoca i circostanti luoghi francescani, dove il santo visse una parte della sua esistenza predicando e producendo miracoli. I santuari sono quattro: Poggio Bustone, dove san Francesco ritirò a far penitenza abitando una grotta impervia; la Foresta, dove venne a curarsi gli occhi e fece il miracolo della vigna; Fonte Colombo, dove gli fu dettata la regola dei frati minori; infine Greccio, dove rievocò per la prima volta con un presepe la Natività.
La visita dei quattro santuari sarà un viaggio attraverso una religiosità aspra ed autentica, d’interesse anche per i non credenti. La Sabina è ricordata più che altro per il ratto delle sue donne ad opera dei primi romani. Dopo quel tumultuoso approccio, i rapporti fra i due popoli si fecero più tranquilli e produttivi: la via Salaria che univa la capitale a Rieti e più tardi anche alle Marche, fu costruita appunto dai romani. L’antica Reate fu un centro importante dal punto di vista economico e politico, ma anche sede di eventi storici a volte catastrofici, come incendi, saccheggi e terremoti, al punto che Bonifacio VIII fu costretto a fuggire per i campi mentre celebrava una messa solenne. Del ruolo che Rieti ha avuto nelle varie epoche parlano le sue pietre: piazze, archi, edifici formano un contesto monumentale abbastanza interessante da meritare almeno un giorno di visita. Il duomo, il palazzo vescovile e l’arco del Vescovo sono luoghi-chiave nella topografia cittadina.
Sulle strade della Sabina
Fuori del capoluogo , la zona è un susseguirsi di panorami suggestivi e riposanti: da queste parti la natura ha subito rare e non gravi violenze. I romani ci vanno a rifornirsi d’olio o d’altri commestibili e nel più dei casi trascurano ingiustamente le mete d’arte.
Provincia di frontiera al punto di essere appartenuta in parte all’Umbria e d’essere nei suoi comuni orientali spesso confusa don l’aquilano, la Sabina comprende città, castelli e borghi di grande rilievo. Ricordiamo, un po’ a caso, i palazzi rinascimentali di Accumoli, le chiese di Amatrice, di Antrodoco, Fara in Sabina, Leonessa, Cittaducale, Magliano e Rocca Sinibalda. Una meta particolare è l’abbazia benedettina di Farfa, che conobbe momenti di splendore di cui restano pallide tracce nelle torri merlate e nelle robuste strutture, peraltro più volte ricostruite.
Un’altra abbazia ricca di storia è quella di san Pastore, nei pressi di Contigliano, pochissimi chilometri dal capoluogo; ma le condizioni del monumento sono scadenti e le possibilità di intervenire da parte di chi dovrebbe vigilare sulla conservazione delle antichità molto limitate, appartenendo il chiostro ad un privato.
Santuari, castelli, laghi e monti rappresentano una meta turistica di primaria importanza per la provincia ma purtroppo ignorata da molti turisti.
Se la Sabina partecipa delle caratteristiche dell’Umbria e della Toscana e la Tuscia riafferma visibilmente la sua discendenza etrusca, la Ciociaria e la pianura Pontina sono già Meridione: il costume, i dialetti, l’alimentazione ricordano inequivocabilmente il Sud e l’Abruzzo, che del Sud fa parte anche al lume della storia. Non a caso la provincia di Latina e quella di Frosinone furono inserite, insieme a una parte di quella di Roma, nell’area della Cassa del Mezzogiorno.
La più meridionale delle provincie laziali è Frosinone. Una cittadina agreste, nonostante l’industrializzazione in marcia: le strade del centro storico, costruito in collina, sono fatte per accogliere mercati ortofrutticoli e fiere paesane. Ai piedi del colle è nata negli ultimi tempi un’altra Frosinone, più moderna, geometrica e pretenziosa.
Frosinone non possiede bellezze architettoniche di grande rilievo (di qualche interesse la cattedrale con il campanile in origine romanico, la chiesa di san Benedetto e le caratteristiche della città più antica). Le antichità di maggior richiamo, i tesori d’arte e le tracce più chiare delle civiltà che si sono susseguite in queste valli sono in provincia; una provincia che è tutta da esplorare.
La Ciociaria è più di altri luoghi ricca di mura ciclopiche: non rinunciate a visitare l’acropoli di Alatri dove al cinta muraria ricorda altre civiltà perdute, come le mura di Creta.
Altre mura megalitiche si vedono più o meno integre e imponenti, ad Anagni, ad Arpino, a Rocca d’Arce; altri segni della storia sono disseminati in tutta la regione. Ecco, nella stessa Anagni, il palazzo di Bonifacio VIII, uno dei quattro papi che vi nacquero; ecco il castello Filonardi di Boville Ernica. Ecco l’abbazia ricostruita di Montecassino, nei cui paraggi potrete visitare il cimitero monumentale che accoglie i resti dei soldati polacchi caduti in Italia fra il ’43 e il ’45; ecco l’altra abbazia, massiccia e operosa, di Casamari; ecco i monumenti romani e medievali di Ferentino; ecco la rocca sconvolgente di Fumone dove morì, imprigionato da Bonifacio VIII, papa Celestino V; il castello di Roccasecca; la cattedrale di Pontecorvo; la chiesa di san Domenico e Sora e tanti altri archi e altari, castelli e chiese, forse troppi per essere visti tutti.
Non si possono dimenticare le grotte di Pastena né la splendida certosa di Trisulti, con la sua cornice di boschi; non si possono ignorare le terme di Fiuggi, il tempio di Ercole a Cori, gli allettamenti ecologici del parco naturale di Paliano (si chiama “La Selva” ed è il paradiso degli ornitologi). Per chi pratica sport invernali, vale la pena di ricordare l’esistenza di quattro stazioni sciistiche attrezzate. Sono a Campocatino, Campo Staffi, Prati di Mezzo e Forca d’Acero.
Una delle vie da percorrere è quella dell’agriturismo, che concilia la vocazione agricola della regione con il desiderio di far conoscere un patrimonio monumentale, archeologico e artistico fra i più importanti della penisola. Il Frusinate è ricco di aziende agricole, casearie e in una parola agrituristiche.
La quinta provincia laziale è quella di Roma. Lasciata da parte la capitale per le molte ragioni di cui si è detto all’inizio, qualcosa si deve e si può dire della provincia romana: che è ricchissima di tracce del passato per la continuità della città eterna e di boschi, laghi e spiagge spesso imbruttiti dal cemento e minacciati dall’inquinamento.
Di itinerari suggestivi se ne potrebbero tracciare molti, anche ad uso dei visitatori della provincia di Roma. Consigliabili: il litorale di Santa Severa e di Santa Marinella per chi ama il mare e non le interminabili teorie di villette e condomini che affliggono tanta parte della costa tirrenica; i laghi di Albano, di Nemi e di Bracciano per chi predilige acque più quiete e paesaggi più rassicuranti; Tivoli con gli splendori di villa d’Este e di villa Adriana; i colli Albani che meritano soggiorni lunghi più che visite fugaci per il grande numero di chiese, di edifici storicamente insigni e di luoghi ameni che vi si possono scoprire.
Da vedere ancora Anzio e Nettuno con i loro monumenti e spiagge; Palestrina, Genazzano e Cave con i loro ricordi romani e medievali; Civitavecchia con lo splendido forte rinascimentale costruito dal Bramante, dal Sangallo e da Michelangelo (di cui porta il nome); Tolfa con il suo comprensorio montano; e ancora Segni, Subiaco, Velletri, Zagarolo con la loro storia leggibile e i loro allettamenti naturali.
Le risorse turistiche del Lazio sono illimitate.
Un breve cenno: I Castelli romani
Dei “Castelli” tutti, romani e non romani, hanno sentito parlare. Quanti siano i Castelli, dove comincino e dove finiscano, è un po’ meno noto. Sono tredici e da ognuno di essi, edificato nel Medioevo a scopo di difesa, è nato un centro abitato. L’elenco comprende Frascati, Marino, Albano, Castelgandolfo, Grottaferrata, Ariccia, Genzano, Nemi, Montecompatri, Monteporzio Catone, Colonna, Rocca di Papa e Rocca Priora.
La regione coincide, chilometro più chilometro meno, con quella dei colli Albani nota fin dal tempo della prima Roma per l’amenità dei paesaggi e la salubrità dell’aria. Il primo a scoprire gli incanti della zona fu, secondo la leggenda, Telegono, figlio di Ulisse e della maga Circe, che nove secoli prima di Cristo vi fondò la città ricordata come Tuscolo, di cui restano imponenti rovine. Prima della fondazione di Roma, Tuscolo fu una delle città-chiave della Lega Latina. Più tardi seguì la sorte del territorio circostante: fu conquistata dai soldati di Ottavio Mamilio, genero di Tarquinio il Superbo. Sul monte di Telegono nacquero splendide ville compresa quella, famosissima, in cui Cicerone trascorse i suoi riposi e scrisse le “Tusculanae”.
I colli Albani sono un gruppo di colli d’origine vulcanica costellate di crateri sul cui fondo sono nati i laghi che oggi formano la felicità domenicale di molti romani. Il luogo più citato dalle cronache è Castelgandolfo, residenza estiva del papa: Goethe dedicò all’argomento molte pagine del suo “Viaggio in Italia”. E’ la prima città che si incontra percorrendo la panoramica e confortevole “via dei Laghi”, che si imbocca facilmente dall’Appia Nuova. Il lago principale, visibile e raggiungibile da Castelgandolfo, porta il nome di Albano, comune fra i più noti ai cittadini dell’Urbe, per osterie, trattorie e attrattive analoghe. In passato Albano ebbe benemerenze di maggiore entità: si chiamò infatti Alba Longa e contese a Roma il dominio della zona. La guerra, secondo il racconto leggendario, fu risolta dal combattimento degli Orazi e di Curiazi, primo esempio di “divide et impera” che si ricordi. La capitale turistica della zona è però Frascati, città tutta da visitare: per il panorama meraviglioso e per le splendide ville, tracce di un passato di potenza e di ricchezza.
Tutti i tredici “Castelli” sono del resto meritevoli di essere visitati e conosciuti. Si segnala l’abbazia di San Nilo a Grottaferrata, fondata da monaci orientali; il lago sorprendente di Nemi, ricco di ricordi storici e di scorci suggestivi (fu chiamato “specchio di Diana” per il bosco sacro alla dea che vi si rifletteva); la bella piazza di Corte ad Ariccia, opera del Bernini; le colline che sovrastano Rocca di Papa, l’aspra bellezza di Monteporzio e Montecompatri e i declivi che portano a Velletri, che costituisce il limite estremo della zona dei Castelli.