segue dalla prima pagina ... qui, quasi ogni pietra segna il primato di una bravura artigianale, di una manualità fra le più alte della storia occidentale. Visitare, conoscere questa città nella sua interezza cercando di riportarne una visione il più possibile completa e non stereotipa, da cartolina o da depliant di viaggio, è un dovere.
Città ideale e razionale, dove il passaggio di Piero della Francesca e di Raffaello, di Francesco di Giorgio e di Luciano Laurana dà la misura di ciò che di più bello l’uomo abbia saputo sognare; città da vivere tutta, per il tempo di cui si dispone, senza distrazioni né scorciatoie.
Tutto qui è itinerario, motivo di sosta, può far vibrare di una emozione nuova e indimenticabile: l’immenso Palazzo Ducale, la prima autentica reggia della storia, non più rocca o castello di guerrieri, ma civile residenza, luminosa, aerea, col suo cortile elegantissimo e puro; la serenità gotica della chiesa di S. Francesco; l’oratorio di San Giovanni Battista, tutto decorato; l’arcana quiete delle “piole”, le antiche e ripide strade della parte storica; ma anche, come scrisse di questi luoghi il “cortegiano” Baldassar Castiglione, il “nascere dell’aurora color di rose, con quei raggi d’oro e di porpora”, quegli stessi colori che ricompaiono, con struggente nostalgia, in tanti paesaggi raffaelleschi.
Severa e intatta, Urbino vi resterà dentro; è questo forse il solo modo per cui essa può continuare a vivere.
Le ricchezze della città
L’Università libera di Urbino risale nel suo primo nucleo al 1506 e affianca alle consuete facoltà (tra le quali primeggia quella di Magistero) alcuni Istituti e Centri particolarissimi, di alta tradizione e di livello europeo: la Scuola del restauro a Palazzo Ducale, corsi estivi di lingua italiana per stranieri.
Ma la città riesce a insegnare più che a produrre, riesce a disseminare le vie del mondo di artigiani preparati nelle sue scuole e nelle sue botteghe senza riuscire a mantenere vitale la propria gloriosa tradizione artigiana . Qualcosa della sua produzione (stampa, tessitura, ferro battuto, legno, cuoio) si può trovare a prezzo contenuto, al mercatone del sabato; qualcosa di valido, con molto tempo e pazienza e a prezzi generalmente elevati, nelle poche superstiti botteghe artigiane degni di attenzione nascoste, disseminate per la città.
La pur ricca varietà della tradizione culinaria urbinate è completamente trascurata, ad esclusione delle famose “cersce sfogliate” (pasta di tipo piadina, grigliata e tradizionalmente farcita con le erbe di campo dai nomi curiosi di”stritti”, “vitalbe”, “papatelle”, “pisciacane”, ma anche con prosciutto o formaggio), onnipresenti e graditissime agli studenti che affollano la tavola calda.
Raffaello e Urbino
E’ ampiamente noto che pochissime sono le opere di Raffaello superstiti nella sua terra, a Urbino e nelle Marche. Forse anche per questa assenza, la maggior parte degli studi e della critica ha indicato gli estremi della formazione del maestro urbinate in Umbria e a Firenze: nell’alunnato presso il Perugino in terra umbra e nei contati con gli artisti della capitale toscana. Alcuni ritengono invece che la più antica formazione di Raffaello si sia consumata proprio a Urbino (e nelle Marche ) e che l’origine delle “grandi idee” raffaellesche del periodo fiorentino ( e più tardi di quello romano) sia sorta intorno e dentro il Palazzo Ducale di Urbino.
Riproposta ciclicamente la mostra dedicata a Raffaello e Urbino nella parte nobile del Palazzo Ducale. Sfilano veri e propri antefatti per Raffaello, le principali testimonianze della cultura della corte di Federico: dalla “Madonna” di Luca della Robbia per la facciata della chiesa di San Domenico agli affreschi del camerunese Giovanni Boccati eseguiti in una sala del Palazzo Ducale; dalla “Lettiera” (la cosiddetta “alcova del Duca”) di Giovanni Angelo da Camerino ai quattro capolavori di Piero della Francesca per il Duca Ferdinando e la sua famiglia; dalla “Città Ideale” simbolo del primo rinascimento urbinate, riattribuita al Laurana (primo costruttore del Palazzo), alla predella di Paolo Uccello, alla “Comunione degli Apostoli” di Giusto di Gand e infine dal doppio ritratto del Berruguete a una ricostruzione della prima formazione in terra marchigiana del Bramante pittore.
Accanto all’esposizione e all’approfondimento delle opere giovanili (la predella di Fano e la “Madonna” di casa Santi accanto alla “Muta”, tutte indicate come autografe con foto a luce radente, radiografie, ultravioletti, riflettometria, ecc.) sono studiate tutte le opere che si sa o si ipotizza Raffaello abbia eseguite per Guidobaldo dapprima, per la nuova dinastia dei Della Rovere dopo il 1508.